Non lasciarmi
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Secondo approccio ad Ishiguro dopo il mio amatissimo Quel che resta del giorno.Le ambientazioni non potrebbero essere più dissimili, in uno avevamo l'Inghilterra conservatrice della prima metà del novecento mentre questo si svolge in una contemporaneità distopica in cui la clonazione umana è una realtà.Eppure i punti in comune sono tanti: innanzitutto una scrittura avvincente, capace di tenerti incollato alle pagine; poi la grande introspezione psicologica, Ishiguro è un maestro nel tratteggiare personaggi realistici, fatti di fragilità e contraddizioni.Mi ha particolarmente colpito come questioni così universali quali la dignità umana e la degenerazione del progresso vengano affrontate in maniera intimista e quasi sommessa: il romanzo si concentra sul complesso rapporto fra i 3 protagonisti e non si fa portavoce di nessuna tesi, si limita a sottolineare la profonda umanità di creature artificiali, considerate solo un mezzo per un fine. Sta al lettore trarre le sue conclusioni.Un altro tema ricorrente è quello delle occasioni perdute e della nostalgia verso un passato che nei ricordi diventa quasi mitico.Le similitudini però finiscono qui, perché nonostante i grandi pregi questo libro non è all'altezza di Quel che resta del giorno.I problemi sono essenzialmente due: innanzitutto la storia manca di punti salienti, si limita a scorrere senza grossi colpi di scena e con un finale decisamente in anticlimax; in secondo luogo la narratrice/protagonista non suscita nessuna empatia: rispetto al maggiordomo Stevens è molto più affidabile ed analitica nelle sue memorie, ma proprio per questo risulta più distaccata, come se stesse complilando un verbale.Ciononostante è un libro che consiglierei a chiunque e che ho letteralmente divorato: diciamo che dall'autore di uno dei miei libri preferiti mi aspettavo qualcosa in più, ma si tratta pur sempre di un romanzo originale e coinvolgente.
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Secondo approccio ad Ishiguro dopo il mio amatissimo Quel che resta del giorno.Le ambientazioni non potrebbero essere più dissimili, in uno avevamo l'Inghilterra conservatrice della prima metà del novecento mentre questo si svolge in una contemporaneità distopica in cui la clonazione umana è una realtà.Eppure i punti in comune sono tanti: innanzitutto una scrittura avvincente, capace di tenerti incollato alle pagine; poi la grande introspezione psicologica, Ishiguro è un maestro nel tratteggiare personaggi realistici, fatti di fragilità e contraddizioni.Mi ha particolarmente colpito come questioni così universali quali la dignità umana e la degenerazione del progresso vengano affrontate in maniera intimista e quasi sommessa: il romanzo si concentra sul complesso rapporto fra i 3 protagonisti e non si fa portavoce di nessuna tesi, si limita a sottolineare la profonda umanità di creature artificiali, considerate solo un mezzo per un fine. Sta al lettore trarre le sue conclusioni.Un altro tema ricorrente è quello delle occasioni perdute e della nostalgia verso un passato che nei ricordi diventa quasi mitico.Le similitudini però finiscono qui, perché nonostante i grandi pregi questo libro non è all'altezza di Quel che resta del giorno.I problemi sono essenzialmente due: innanzitutto la storia manca di punti salienti, si limita a scorrere senza grossi colpi di scena e con un finale decisamente in anticlimax; in secondo luogo la narratrice/protagonista non suscita nessuna empatia: rispetto al maggiordomo Stevens è molto più affidabile ed analitica nelle sue memorie, ma proprio per questo risulta più distaccata, come se stesse complilando un verbale.Ciononostante è un libro che consiglierei a chiunque e che ho letteralmente divorato: diciamo che dall'autore di uno dei miei libri preferiti mi aspettavo qualcosa in più, ma si tratta pur sempre di un romanzo originale e coinvolgente.




