Nella vita dei burattini
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6/10 Purtroppo Nella vita dei burattini non mi ha convito. è Klune e la sua penna si riconosce e si sente, ma qui secondo me ha toppato nel scegliere di scrivere un standalone perché molte cose riguardanti la trama e il wordlbuilding non vengono affrontate (che a me interessava molto di più della love stories in questione). Secondo me questo libro doveva essere una trilogia o dilogia, perché è molto interessante alla fine la storia e tutto il resto. è un peccato perché Klune è capace di scrivere storie e si vede, solo che questo libro è un Distopico che non ci crede abbastanza. Parte spoiler--------------------------------------------------------------- allora premessa che sono andata a cercare in internet quello che comunemente viene definito per cyborg, robot e android per poter capire meglio la distinzione e capire a cosa si è ispirato l'autore. Secondo me, anche su questo ha abbastanza toppato, perché più che sci-fi questo è un libro in cui potevi mettere qualsiasi creature non umana che il senso della storia cera pure. Quindi non capisco la scelta di associare il termine burattini ai androidi. Potevano essere vampiri, streghe o burattini magici che si animavano che aveva senso comunque. Anche perché nello scontro finale questa scelta si sente che di robotica qui non si sta parlando. Klune cita Asimov ma non applica nulla di quello che lui ha scritto. Le macchine, senza che venga spiegato, hanno più comportamenti umani degli stessi umani (Victor) quindi il senso di scrivere lo scontro finale mettendo a caso cose riguardando i computer non ha senso (ed anzi è abbastanza brutto). in più perché non hai fatto il backup di tutti i tuoi amici robotici per avere almeno una possibilità di fargli ritornare la memoria o che tu ce l'abbia per sicurezza? Non pervenuto il motivo. Il finale è scontato ma non mi ha neanche preso più di tanto perché non mi sono affezionata ai personaggi, perché la trama è veloce e tutto succede senza darti il tempo di affezionarti. è veramente un peccato.
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6/10 Purtroppo Nella vita dei burattini non mi ha convito. è Klune e la sua penna si riconosce e si sente, ma qui secondo me ha toppato nel scegliere di scrivere un standalone perché molte cose riguardanti la trama e il wordlbuilding non vengono affrontate (che a me interessava molto di più della love stories in questione). Secondo me questo libro doveva essere una trilogia o dilogia, perché è molto interessante alla fine la storia e tutto il resto. è un peccato perché Klune è capace di scrivere storie e si vede, solo che questo libro è un Distopico che non ci crede abbastanza. Parte spoiler--------------------------------------------------------------- allora premessa che sono andata a cercare in internet quello che comunemente viene definito per cyborg, robot e android per poter capire meglio la distinzione e capire a cosa si è ispirato l'autore. Secondo me, anche su questo ha abbastanza toppato, perché più che sci-fi questo è un libro in cui potevi mettere qualsiasi creature non umana che il senso della storia cera pure. Quindi non capisco la scelta di associare il termine burattini ai androidi. Potevano essere vampiri, streghe o burattini magici che si animavano che aveva senso comunque. Anche perché nello scontro finale questa scelta si sente che di robotica qui non si sta parlando. Klune cita Asimov ma non applica nulla di quello che lui ha scritto. Le macchine, senza che venga spiegato, hanno più comportamenti umani degli stessi umani (Victor) quindi il senso di scrivere lo scontro finale mettendo a caso cose riguardando i computer non ha senso (ed anzi è abbastanza brutto). in più perché non hai fatto il backup di tutti i tuoi amici robotici per avere almeno una possibilità di fargli ritornare la memoria o che tu ce l'abbia per sicurezza? Non pervenuto il motivo. Il finale è scontato ma non mi ha neanche preso più di tanto perché non mi sono affezionata ai personaggi, perché la trama è veloce e tutto succede senza darti il tempo di affezionarti. è veramente un peccato.




