La donna alla finestra
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È ormai quasi un anno che Anna Fox non esce di casa. Soffre di agorafobia, e le sue giornate sono scandite da partite a scacchi on line, forum in cui entra in contatto con chi è affetto dalla medesima patologia patologia (e a cui cerca di dare una mano grazie alla sua esperienza come psicologa), film in bianco e nero, e qualche occhiata oltre la finestra, con i vicini che, ignari, offrono stralci della propria vita, talvolta davvero molto interessati. I Russell si sono appena trasferiti dall'altra parte della strada: padre, madre, un figlio adolescente. La novità non può non attirare l'attenzione di Anna, che, senza lontanamente immaginarlo, si ritroverà a mettere a repentaglio la sua stessa vita... Ne La donna alla finestra i riferimenti ai grandi classici del thriller (soprattutto anni '40-'50) sono continui, e non solo perché sono il principale interesse in comune coltivato negli anni con suo marito o perché aiutano Anna a far passare le giornate; già nel titolo, difficile non pensare al capolavoro di Hitchcock, La finestra sul cortile. Come una novella L.B. Jeffries, Anna, armata della sua Nikon D5500, vede qualcosa che non avrebbe dovuto vedere, che per tutti, però, sembra soltanto frutto della sua immaginazione; la sua peculiare condizione psicologica e gli psicofarmaci, abbondantemente innaffiati con del buon vino, non depongono certamente a suo favore. Le principali svolte nella trama sono piuttosto intuibili, sebbene ciò non tolga assolutamente nulla al piacere della lettura, sempre estremamente avvincente: dopotutto, è il viaggio ad essere importante, non la meta. Una scrittura snella, agile, senza fronzoli, che pure riesce a caratterizzare con efficacia e credibilità la protagonista, compito meno facile di quanto ci sia aspetterebbe; anche alcuni comprimari sono ben delineati, anche se con solo poche pennellate; forse è nel caso dei villain (o presunti tali) che si rimane un po' troppo sullo stereotipato. Il lettore sa che deve stare all'erta, che l'apparenza potrebbe ingannare, e si trova ben presto invischiato in un gioco intrigante: chi mente? Chi dice la verità? Cosa è reale e cosa non lo è? Un romanzo consigliato a tutti gli amanti del thriller, e si, soprattutto a chi ha un debole per i vecchi classici, nell'eleganza del loro bianco e nero.
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È ormai quasi un anno che Anna Fox non esce di casa. Soffre di agorafobia, e le sue giornate sono scandite da partite a scacchi on line, forum in cui entra in contatto con chi è affetto dalla medesima patologia patologia (e a cui cerca di dare una mano grazie alla sua esperienza come psicologa), film in bianco e nero, e qualche occhiata oltre la finestra, con i vicini che, ignari, offrono stralci della propria vita, talvolta davvero molto interessati. I Russell si sono appena trasferiti dall'altra parte della strada: padre, madre, un figlio adolescente. La novità non può non attirare l'attenzione di Anna, che, senza lontanamente immaginarlo, si ritroverà a mettere a repentaglio la sua stessa vita... Ne La donna alla finestra i riferimenti ai grandi classici del thriller (soprattutto anni '40-'50) sono continui, e non solo perché sono il principale interesse in comune coltivato negli anni con suo marito o perché aiutano Anna a far passare le giornate; già nel titolo, difficile non pensare al capolavoro di Hitchcock, La finestra sul cortile. Come una novella L.B. Jeffries, Anna, armata della sua Nikon D5500, vede qualcosa che non avrebbe dovuto vedere, che per tutti, però, sembra soltanto frutto della sua immaginazione; la sua peculiare condizione psicologica e gli psicofarmaci, abbondantemente innaffiati con del buon vino, non depongono certamente a suo favore. Le principali svolte nella trama sono piuttosto intuibili, sebbene ciò non tolga assolutamente nulla al piacere della lettura, sempre estremamente avvincente: dopotutto, è il viaggio ad essere importante, non la meta. Una scrittura snella, agile, senza fronzoli, che pure riesce a caratterizzare con efficacia e credibilità la protagonista, compito meno facile di quanto ci sia aspetterebbe; anche alcuni comprimari sono ben delineati, anche se con solo poche pennellate; forse è nel caso dei villain (o presunti tali) che si rimane un po' troppo sullo stereotipato. Il lettore sa che deve stare all'erta, che l'apparenza potrebbe ingannare, e si trova ben presto invischiato in un gioco intrigante: chi mente? Chi dice la verità? Cosa è reale e cosa non lo è? Un romanzo consigliato a tutti gli amanti del thriller, e si, soprattutto a chi ha un debole per i vecchi classici, nell'eleganza del loro bianco e nero.




