Dio di illusioni

Dio di illusioni

Softcover
4.01

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Description

Un piccolo raffinato college nel Vermont. Cinque ragazzi ricchi e viziati e il loro insegnante di greco antico, un esteta che esercita sugli allievi una forte seduzione spirituale. A loro si aggiunge un giovane piccolo borghese squattrinato. In pigri weekend consumati tra gli stordimenti di alcol, droga e sottili giochi d'amore, torna a galla il ricordo di un crimine di inaudita violenza. Per nascondere il quale è ora necessario commeterne un altro ancora più spietato...

Book Information

Main Genre
Crime
Sub Genre
N/A
Format
Softcover
Pages
622
Price
27.50 €

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1
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4

"Suppongo che a un certo punto, nella mia vita, avrei potuto narrare un gran numero di storie, ma ora non vene sono altre. Questa è l’unica storia che riuscirò mai a raccontare." Colto, raffinato, infarcito di citazioni letterarie (classiche e non solo), Dio di illusioni di Donna Tartt (vincitrice di un premio Pulitzer con il romanzo Il cardellino) parte da una situazione piuttosto rodata: Richard Papen non ha altro scopo che lasciarsi alle spalle la piccola città della provincia californiana dove è cresciuto, in una famiglia a dir poco problematica (un padre fallito e violento ed una madre incapace di opporsi); l'occasione è data dall'ammissione al Hampden College nel Vermont. Qui finisce per essere attratto da un fantomatico professore di greco, Julian Morrow, frequentatore, un tempo, del bel mondo (letterario e non solo), che ha la fama di essere estremamente selettivo nella scelta dei propri studenti; al momento, infatti, ne ha solo cinque, tutti rampolli di famiglie molto benestanti, per cui il denaro non è certo un problema. I ragazzi sono sempre insieme, costituendo un gruppo estremamente compatto, e difficilmente intrattengono rapporti con altri iscritti al college. Il loro aspetto, il loro modo di fare, e una sorta di aura che li circonda sono l'altra ragione che spinge Richard a far di tutto per essere ammesso alla classe di greco. Dopo un paio di tentativi ci riesce, anche se si trova a dover costantemente fingere di essere quello che non è (vestiti, pranzi costosi, e qualche bugia sulla sua famiglia in California); con ancor più fatica, entra pian piano in confidenza con gli altri ragazzi, cominciando a sentirsi parte del gruppo, ebbro dell'atmosfera che respira, senza immaginare neanche lontanamente che cosa accadrà di lì a pochi mesi. "Ci piace pensare che abbia un certo valore, la vecchia banalità amor vincit omnia. Ma se ho imparato una cosa, nella mia breve triste vita, è che quella banalità è una bugia: l’amore non vince nulla, e chi lo pensa è uno sciocco." Come in ogni coming of age che si rispetti, c'è spazio per l'amicizia, per l'amore, ma in The Secret History, a farla da padrone sono l'inganno, la seduzione, il tradimento, la disillusione e, perfino, l'omicidio. "Chi erano quelle persone? Quanto le conoscevo? Avrei potuto, al bisogno, fidarmi davvero di loro?" Sin dalle premesse è chiaro che le mani dei protagonisti sono sporche di sangue, ma non ci si limita al mero thriller, concentrandosi piuttosto su quello che, come già detto, è un vero e proprio romanzo di formazione. Richard è la voce narrante; attraverso i suoi occhi vediamo come i membri della classe di greco siano prima mitizzati, per poi apparire per quello che sono, dei semplici postadolescenti viziati, troppo presi dal soddisfacimento dei propri bisogni o dall'aspirazione a spingersi sempre oltre, ammantati da giustificazioni intellettuali e filosofiche, per fermarsi davvero a pensare alle conseguenze. "In passato avevo amato quell'idea, che la nostra azione, cioè, fosse servita a unirci: non eravamo amici normali, bensì amici per la vita e per la morte. Tale pensiero aveva rappresentato il mio solo conforto nel periodo successivo all'assassinio di Bunny: ora mi dava la nausea il sapere che non c'era via d'uscita. Ero legato a loro, a tutti loro, in modo definitivo." Richard si lascia travolgere dalla vita universitaria, tra esaltanti lezioni classiche che lo trascinano in un mondo tanto idilliaco quanto irreale, e la baldoria delle feste del weekend, aprendo gli occhi quando ormai è troppo tardi, soprattutto su quel Julian che ha sapientemente costruito la propria immagine, così attraente, così carismatica, ma che in realtà nasconde freddezza e vile egoismo. "Mi è sempre stato difficile parlare di Julian senza mitizzarlo. Per molti versi è quello che ho più amato; ed è con lui che sono maggiormente tentato di abbellire, reinventare, perdonare. Penso che sia perché Julian stesso era costantemente impegnato a reinventare le persone e le circostanze attorno a sé, attribuendo di volta in volta gentilezza, saggezza, coraggio, fascino, ad azioni da tutto ciò assai lontane. Era uno dei motivi per cui gli volevo bene: per la luce lusinghiera in cui mi vedeva, per la persona che diventavo insieme a lui, per quello che lui mi ha permesso di essere. (...) E so che ho detto in precedenza che lui era perfetto: ma non era perfetto, ben lungi, anzi, da ciò; poteva essere sciocco e vanitoso, distante, spesso crudele, e noi lo amavamo ugualmente, a dispetto di tutto questo, a causa di tutto questo." Nonostante ciò, non si indugia su facili moralismi, anzi; in questo il romanzo si rileva estremamente credibile e verosimile. I ragazzi fanno ciò che sentono debba essere fatto, nulla di più, nulla di meno. Ottima la caratterizzazione, così come l'intera gestione della trama: la Tartt non fa mai passi falsi, e pur spendendosi molto nella descrizione dettagliata di quanto accaduto in pochi mesi all'Hampden College, nulla è superfluo o gratuito, perché sempre estremamente funzionale. Le stesse anticipazioni su quanto accadrà, piuttosto che smorzare l'interesse, non fanno altro che fomentarlo. In soldoni, l'autrice riesce con grande maestria a delineare personalità, situazioni, ma, soprattutto, dà vita ad un'immagine quanto mai efficace del periodo di passaggio tra infanzia e età adulta, divisi tra l'aspirazione ad essere migliori, e la progressiva presa di coscienza di ciò che si è veramente.

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