Libro strafamoso, che io ho sempre snobbato liquidandolo con uno sbrigativo "non è il mio genere": mi sbagliavo di grosso, perché è un romanzo intenso che mi ha coinvolto sin dalle prime righe.E' una storia di colpa, maturazione e redenzione: del protagonista Amir, ma più in generale dell'intero popolo Afghano. Si struttura in tre parti: nella prima, la più toccante a mio parere, si gettano le basi della trama e facciamo la conoscenza di tutti i personaggi chiave. Il tono è nostalgico-malinconico e si avverte un senso fortissimo di ineluttabilità; la seconda sezione è interlocutoria, attraverso Amir che cresce e si ricostruisce una vita in America diamo uno sguardo ravvicinato alla vita dei profughi. La terza parte è la più emozionante, quella dove il passato torna a farsi sentire e che tra drammi e colpi di scena ci catapulta in un Afghanistan devastato da un ventennio di guerra civile e da una dittatura feroce (pagine amarissime da leggere proprio adesso, quando nonostante un ulteriore ventennio di guerre e di timide speranze la situazione lì è tornata quella di allora). Infine c'è una conclusione relativamente serena, ma che per fortuna si mantiene realistica e non sceglie la strada del vissero felici e contenti; nel complesso tutta l'opera è piuttosto cruda e mai banalmente consolatoria, una scelta che ho apprezzato.Lo stile non è particolarmente brillante, ma è scorrevole e trovo che il pastiche tra discorso corrente e termini afghani sia ben riuscito e contribuisca all'immersività.Romanzo da leggere per capire meglio un paese che è molto più delle guerre che lo tormentano da 40 anni, ma anche semplicemente per godersi una bella storia.
26. Nov.Nov 26, 2025
Il cacciatore di aquiloniby Khaled HosseiniFeltrinelli
