Una rosa per Emily
Jetzt kaufen
Durch das Verwenden dieser Links unterstützt du READO. Wir erhalten eine Vermittlungsprovision, ohne dass dir zusätzliche Kosten entstehen.
Beschreibung
Buchinformationen
Beiträge
"Così passò da una generazione all'altra, amabile, ineluttabile, impervia, tranquilla e perversa." William Faulkner, premio Nobel per la Letteratura nel 1949, è uno dei principali autori americani del '900. Con Una rosa per Emily, Adelphi ci permette di avvicinarci allo scrittore attraverso tre suoi racconti, scritti tra gli anni '20 e '30, accomunati dal vivido ritratto di tragiche figure femminili. In Miss Zilphia Gant ripercorriamo la vita di Zilphia e sua madre. La donna, dopo essersi vendicata del marito adultero, vende la sua fattoria e si trasferisce in città, dove mantiene se stessa e la figlia grazie al lavoro di sarta. La loro vita si consuma tutta lì, in quegli spazi angusti che sono negozio, laboratorio e casa. Solo una finestra con delle sbarre permette a Zilphia di affacciarsi sul mondo. Ferita da un uomo e completamente sfiduciata nei confronti dell'intero genere maschile, Mrs Gant non vuole che la figlia subisca quello che lei ha subito, ma quello che lei considera un rifugio è per Zilphia una prigione. Una rosa per Emily si apre con il funerale di "Miss Emily", una sorta di istituzione per la città di Jefferson, simbolo di epoca ormai passata, che pure ha resistito con tutta se stessa al cambiamento. Adolescenza si concentra invece su Juliet, una ragazzina dal carattere ribelle, che a causa di contrasti con la matrigna, viene affidata alla nonna paterna. La vita di Juliet è fatta di corse nei boschi e di nuotate, tutto all'insegna della massima libertà. L'estate, così come l'adolescenza, però, non può durare per sempre.... Tre donne, ciascuna con la sua condanna: Zilphia, pur soffrendo per l'intransigenza materna, non riesce a separarsi da lei; Emily, soggiogata da un padre che non ha mai accettato nessuno dei suoi corteggiatori, ha concluso i suoi giorni dopo anni di segregazione autoimposta; Juliet, nonostante le sue aspirazioni, sembra destinata a piegarsi ad un fato che non le permette di avere voce in capitolo. In particolare in Miss Zilphia Gant e in Una rosa per Emily ci sono diversi punti di contatto. Entrambe le protagoniste subiscono una figura genitoriale molto forte che impedisce loro di vivere una vita propria, e si ritrovano in una sorta di casa/prigione. Zilphia afferma la sua volontà solo nel momento in cui fugge per sposare un imbianchino; la fuga, però, dura pochissimo, e la ragazza torna dalla madre, che pur fisicamente prostrata, ancora mostra una ferrea volontà che le permette di lasciarsi andare e finalmente spirare solo quando il genero sarà uscito definitivamente di scena. Alla fine, il suo attaccamento quasi ferino a Zilphia è prevalso sul tanto decantato amore del giovane. Perché Zilphia fa dietrofront? Forse perché sa di essere tutto ciò che rimane a sua madre, che a modo suo, nonostante i modi bruschi e autoritari, l'ha amata nell'unico modo che conosceva, spingendo all'estremo il suo desiderio di proteggerla dal mondo esterno visto come ostile. Suscita una triste tenerezza la scena in cui Mrs Gant regala una casa di bambole alla figlia: Zilphia vorrebbe passare i pomeriggi con le sue compagne di scuola, come qualunque altra ragazzina; la madre, però, si oppone e piuttosto le offre di cucire tutti i vestiti che vorrà alle sue bambole e dà loro una casa dove la piccola potrà inscenare i suoi tè del pomeriggio. Il cuore di Zilphia si spezza, perché nessuna bambola potrà mai sostituire una bambina in carne e ossa, ma probabilmente lo fa anche quello di Mrs Gant... Una volta madre a sua volta (sebbene sia lasciato intendere che la bambina sia di suo marito e della seconda moglie di lui), Zilphia ripete i gesti di Mrs Gant, lei che per tutti è rimasta sempre Miss Gant: accompagna la piccola a scuola, mano nella mano, e forse un po' di felicità l'ha trovata in quell'esserino in cui riversare tutta se stessa. "[…] Il giorno seguente Zilphia partì.[…] Restò lontana per tre anni. Quando tornò vestiva a lutto, portava al dito una semplice vera d’oro, e aveva con sé una bambina. La bambina aveva gli occhi color cenere di legna e i capelli neri. Zilphia parlò discretamente del suo secondo matrimonio e della morte del marito, e dopo qualche tempo l’interesse della gente scemò. Riaprì la casa, ma preparò una stanza per la bambina anche nel retro del negozio. La finestra aveva l’inferriata, e quindi non doveva preoccuparsi. ‘E’ una bella stanza, molto gradevole’ diceva. ‘Be’, ci sono cresciuta anch’io’. La sartoria andava bene. Le clienti non si stancavano mai di vezzeggiare la piccola Zilphia. La chiamavano ancora Miss Zilphia Gant. ‘Non si riesce proprio, chissà perché, a pensare a lei come a una moglie. Se non fosse per la bambina…’. E non era più per condiscendenza o compassione. Sembrava più bella: il nero le donava. Era di nuovo pingue nei posti sbagliati, ma per la gente della nostra città a una donna che abbia adempiuto ai suoi doveri si perdona questo e altro. Aveva quarantadue anni. ‘E’ grassa come una pernice’ dicevano in città. ‘Ma le dona; le dona davvero’. ‘Per forza lo sono, da come mangio di gusto’ diceva lei fermandosi a chiacchierare con la gente mentre andava o tornava da scuola con la mano della piccola Zilphia nella sua. Il soprabito si apriva svolazzando nel vento, rivelando il grembiale da sarta di tela cerata nera, il luccichio dritto e sottile degli aghi appuntati sul seno nero e i festoni dei fili che ne pendevano in un impalpabile disordine." Emily, invece, sceglie la solitudine. Dopo la morte del padre, sembra aprirsi al mondo frequentando uno yankee, ma di lui si perdono presto le tracce. Già, perché non c'è nulla nella vita di Emily e della sua famiglia che sia davvero sfuggito al resto della città, e gli sguardi si concentrano sempre su quella casa in uno dei quartieri più in vista della vista, o almeno così era un tempo. Per un po', Emily da persino lezioni di pittura, ma poi gli incontri si fanno sempre più radi, finché il portone si chiude definitivamente per l'esterno, destinato a riaprirsi solo per i funerali della sua proprietaria. Ecco la città che rende quindi il suo ultimo omaggio, per affetto (forse) verso una famiglia e una donna, emblema del tempo che fu, ma soprattutto per la curiosità di vedere cosa è rimasto celato per anni da quelle mura, progressivamente sempre più decadenti, così come chi le abitava, eppure ancora lì, come un silenzioso monito.... "Noi sapevamo già che in quella zona al piano di sopra c’era una stanza che nessuno da quarant’anni aveva più visto e che sarebbe stato necessario forzare. Aspettarono ad aprirla fino a quando Miss Emily non fu decorosamente sotto terra. La violenza che ci volle per abbattere la porta sembrò riempire la stanza di una fittissima polvere. Uno strato acre e sottile, quasi un drappo funebre su una tomba, pareva stendersi ovunque in quella stanza, arredata e adorna come una camera nuziale: sulle tele di damasco, di un rosa sbiadito, sulle lampade dai paralumi rosati, sul tavolino da toeletta, sui delicati oggetti di cristallo e su quelli per la toeletta maschile col dorso d’argento annerito, tanto annerito che il monogramma non si vedeva quasi più. Fra questi oggetti erano posati un colletto e una cravatta, come se qualcuno se li fosse appena tolti; quando vennero sollevati lasciarono sulla superficie una pallida mezzaluna nella polvere. Su una sedia c’era il vestito, accuratamente piegato; sotto, le due scarpe mute e le calze abbandonate a terra." Miss Zilphia Gant e Una rosa per Emily possono essere considerati un ottimo esempio di southern gothic, una narrativa "gotica", in cui elementi horror se non addirittura macabri (come nell'efficacissimo finale di Una rosa per Emily), spesso accompagnati da un senso di isolamento e morbosità della psiche, sono riproposti attraverso l'esperienza e la sensibilità del Sud degli Stati Uniti. In Adolescenza il tono cambia: è un inno alla gioventù e alla brama di vita, all'innocenza contro le ristrette vedute del perbenismo del mondo degli adulti. Non sappiamo cosa ne sarà di Juliet: per lei l'adolescenza è ormai finita, e c'è un forte senso di perdita, ma tutto rimane vago, ancora da definire. Rispetto ai due precedenti racconti, per lo meno qui c'è uno spiraglio per immaginare una possibile realizzazione futura, e Juliet ci saluta ancora nel fiore della sua giovinezza. Per Ziphia e Emily, invece, il tempo è stato inclemente, manifestando nel corpo un progressivo disfarsi dello spirito. In conclusione, Una rosa per Emily è sicuramente un buon modo per approcciarsi a Faulkner e per tuffarsi in un mondo ormai lontano e decadente, che pure continua caparbiamente a trascinarsi, opponendosi al passare del tempo, e che trova la sua incarnazione in eroine tanto tragiche quanto indomite. "Ora che il vento era calato, gli alberi erano fermi, incorporei e immobili come riflessi; aspettavano, pagani e indifferenti alle chiacchiere sull’immortalità, l’inverno e la morte. Lontano, lontano oltre la terra di ottobre un cane ululava, e il lungo suono morbido di un corno ondeggiò attorno a lei, colmando l’aria come un perturbamento di acque tranquille, poi fu assorbito di nuovo nel silenzio, lasciando il mondo oscuro immoto attorno a lei, muto e appena triste e bellissimo. Cacciatori di opossum, pensò, e mentre il suono moriva in lontananza si chiese se lo avesse udito veramente. Si chiese con vaga stolidità come avesse potuto mai prendersela per alcunché, come qualcosa potesse mai renderla diversa da com’era: calma e un po’ infelice. Si muoveva appena, ed era come se gli alberi mutassero lentamente fuori dall’oscurità e passassero sopra la sua testa, stendendo i rami più alti nelle acque stellate che si aprivano davanti a loro e si richiudevano quando erano passati, senza mai un’increspatura né un cambiamento. Lì, ai suoi piedi, c’era il laghetto: ombre, poi alberi ripetuti e immobili, ancora il cielo; e si sedette e fissò lo sguardo nell’acqua con una disperazione tranquilla e sensuosa. Il mondo era questo, sotto di lei e sopra la sua testa, eterno e vuoto e sconfinato. Il corno risuonò di nuovo tutt’attorno, nell’acqua e negli alberi e nel cielo; poi morì lentamente in lontananza, defluendo dal cielo e dagli alberi e dall’acqua nel suo corpo, lasciandole in bocca un caldo sapore salato. Improvvisamente si girò e sprofondò il viso fra le braccia esili, e sentì la terra aguzza che la colpiva attraverso i vestiti sulle cosce e il ventre e i piccoli seni sodi. L’ultima eco del corno scivolò incontaminata lontano da lei, giù per qualche liscia, smisurata collina di quiete autunnale, come il clamore di una disperazione lontana. Poi, quasi subito, svanì."
Beschreibung
Buchinformationen
Beiträge
"Così passò da una generazione all'altra, amabile, ineluttabile, impervia, tranquilla e perversa." William Faulkner, premio Nobel per la Letteratura nel 1949, è uno dei principali autori americani del '900. Con Una rosa per Emily, Adelphi ci permette di avvicinarci allo scrittore attraverso tre suoi racconti, scritti tra gli anni '20 e '30, accomunati dal vivido ritratto di tragiche figure femminili. In Miss Zilphia Gant ripercorriamo la vita di Zilphia e sua madre. La donna, dopo essersi vendicata del marito adultero, vende la sua fattoria e si trasferisce in città, dove mantiene se stessa e la figlia grazie al lavoro di sarta. La loro vita si consuma tutta lì, in quegli spazi angusti che sono negozio, laboratorio e casa. Solo una finestra con delle sbarre permette a Zilphia di affacciarsi sul mondo. Ferita da un uomo e completamente sfiduciata nei confronti dell'intero genere maschile, Mrs Gant non vuole che la figlia subisca quello che lei ha subito, ma quello che lei considera un rifugio è per Zilphia una prigione. Una rosa per Emily si apre con il funerale di "Miss Emily", una sorta di istituzione per la città di Jefferson, simbolo di epoca ormai passata, che pure ha resistito con tutta se stessa al cambiamento. Adolescenza si concentra invece su Juliet, una ragazzina dal carattere ribelle, che a causa di contrasti con la matrigna, viene affidata alla nonna paterna. La vita di Juliet è fatta di corse nei boschi e di nuotate, tutto all'insegna della massima libertà. L'estate, così come l'adolescenza, però, non può durare per sempre.... Tre donne, ciascuna con la sua condanna: Zilphia, pur soffrendo per l'intransigenza materna, non riesce a separarsi da lei; Emily, soggiogata da un padre che non ha mai accettato nessuno dei suoi corteggiatori, ha concluso i suoi giorni dopo anni di segregazione autoimposta; Juliet, nonostante le sue aspirazioni, sembra destinata a piegarsi ad un fato che non le permette di avere voce in capitolo. In particolare in Miss Zilphia Gant e in Una rosa per Emily ci sono diversi punti di contatto. Entrambe le protagoniste subiscono una figura genitoriale molto forte che impedisce loro di vivere una vita propria, e si ritrovano in una sorta di casa/prigione. Zilphia afferma la sua volontà solo nel momento in cui fugge per sposare un imbianchino; la fuga, però, dura pochissimo, e la ragazza torna dalla madre, che pur fisicamente prostrata, ancora mostra una ferrea volontà che le permette di lasciarsi andare e finalmente spirare solo quando il genero sarà uscito definitivamente di scena. Alla fine, il suo attaccamento quasi ferino a Zilphia è prevalso sul tanto decantato amore del giovane. Perché Zilphia fa dietrofront? Forse perché sa di essere tutto ciò che rimane a sua madre, che a modo suo, nonostante i modi bruschi e autoritari, l'ha amata nell'unico modo che conosceva, spingendo all'estremo il suo desiderio di proteggerla dal mondo esterno visto come ostile. Suscita una triste tenerezza la scena in cui Mrs Gant regala una casa di bambole alla figlia: Zilphia vorrebbe passare i pomeriggi con le sue compagne di scuola, come qualunque altra ragazzina; la madre, però, si oppone e piuttosto le offre di cucire tutti i vestiti che vorrà alle sue bambole e dà loro una casa dove la piccola potrà inscenare i suoi tè del pomeriggio. Il cuore di Zilphia si spezza, perché nessuna bambola potrà mai sostituire una bambina in carne e ossa, ma probabilmente lo fa anche quello di Mrs Gant... Una volta madre a sua volta (sebbene sia lasciato intendere che la bambina sia di suo marito e della seconda moglie di lui), Zilphia ripete i gesti di Mrs Gant, lei che per tutti è rimasta sempre Miss Gant: accompagna la piccola a scuola, mano nella mano, e forse un po' di felicità l'ha trovata in quell'esserino in cui riversare tutta se stessa. "[…] Il giorno seguente Zilphia partì.[…] Restò lontana per tre anni. Quando tornò vestiva a lutto, portava al dito una semplice vera d’oro, e aveva con sé una bambina. La bambina aveva gli occhi color cenere di legna e i capelli neri. Zilphia parlò discretamente del suo secondo matrimonio e della morte del marito, e dopo qualche tempo l’interesse della gente scemò. Riaprì la casa, ma preparò una stanza per la bambina anche nel retro del negozio. La finestra aveva l’inferriata, e quindi non doveva preoccuparsi. ‘E’ una bella stanza, molto gradevole’ diceva. ‘Be’, ci sono cresciuta anch’io’. La sartoria andava bene. Le clienti non si stancavano mai di vezzeggiare la piccola Zilphia. La chiamavano ancora Miss Zilphia Gant. ‘Non si riesce proprio, chissà perché, a pensare a lei come a una moglie. Se non fosse per la bambina…’. E non era più per condiscendenza o compassione. Sembrava più bella: il nero le donava. Era di nuovo pingue nei posti sbagliati, ma per la gente della nostra città a una donna che abbia adempiuto ai suoi doveri si perdona questo e altro. Aveva quarantadue anni. ‘E’ grassa come una pernice’ dicevano in città. ‘Ma le dona; le dona davvero’. ‘Per forza lo sono, da come mangio di gusto’ diceva lei fermandosi a chiacchierare con la gente mentre andava o tornava da scuola con la mano della piccola Zilphia nella sua. Il soprabito si apriva svolazzando nel vento, rivelando il grembiale da sarta di tela cerata nera, il luccichio dritto e sottile degli aghi appuntati sul seno nero e i festoni dei fili che ne pendevano in un impalpabile disordine." Emily, invece, sceglie la solitudine. Dopo la morte del padre, sembra aprirsi al mondo frequentando uno yankee, ma di lui si perdono presto le tracce. Già, perché non c'è nulla nella vita di Emily e della sua famiglia che sia davvero sfuggito al resto della città, e gli sguardi si concentrano sempre su quella casa in uno dei quartieri più in vista della vista, o almeno così era un tempo. Per un po', Emily da persino lezioni di pittura, ma poi gli incontri si fanno sempre più radi, finché il portone si chiude definitivamente per l'esterno, destinato a riaprirsi solo per i funerali della sua proprietaria. Ecco la città che rende quindi il suo ultimo omaggio, per affetto (forse) verso una famiglia e una donna, emblema del tempo che fu, ma soprattutto per la curiosità di vedere cosa è rimasto celato per anni da quelle mura, progressivamente sempre più decadenti, così come chi le abitava, eppure ancora lì, come un silenzioso monito.... "Noi sapevamo già che in quella zona al piano di sopra c’era una stanza che nessuno da quarant’anni aveva più visto e che sarebbe stato necessario forzare. Aspettarono ad aprirla fino a quando Miss Emily non fu decorosamente sotto terra. La violenza che ci volle per abbattere la porta sembrò riempire la stanza di una fittissima polvere. Uno strato acre e sottile, quasi un drappo funebre su una tomba, pareva stendersi ovunque in quella stanza, arredata e adorna come una camera nuziale: sulle tele di damasco, di un rosa sbiadito, sulle lampade dai paralumi rosati, sul tavolino da toeletta, sui delicati oggetti di cristallo e su quelli per la toeletta maschile col dorso d’argento annerito, tanto annerito che il monogramma non si vedeva quasi più. Fra questi oggetti erano posati un colletto e una cravatta, come se qualcuno se li fosse appena tolti; quando vennero sollevati lasciarono sulla superficie una pallida mezzaluna nella polvere. Su una sedia c’era il vestito, accuratamente piegato; sotto, le due scarpe mute e le calze abbandonate a terra." Miss Zilphia Gant e Una rosa per Emily possono essere considerati un ottimo esempio di southern gothic, una narrativa "gotica", in cui elementi horror se non addirittura macabri (come nell'efficacissimo finale di Una rosa per Emily), spesso accompagnati da un senso di isolamento e morbosità della psiche, sono riproposti attraverso l'esperienza e la sensibilità del Sud degli Stati Uniti. In Adolescenza il tono cambia: è un inno alla gioventù e alla brama di vita, all'innocenza contro le ristrette vedute del perbenismo del mondo degli adulti. Non sappiamo cosa ne sarà di Juliet: per lei l'adolescenza è ormai finita, e c'è un forte senso di perdita, ma tutto rimane vago, ancora da definire. Rispetto ai due precedenti racconti, per lo meno qui c'è uno spiraglio per immaginare una possibile realizzazione futura, e Juliet ci saluta ancora nel fiore della sua giovinezza. Per Ziphia e Emily, invece, il tempo è stato inclemente, manifestando nel corpo un progressivo disfarsi dello spirito. In conclusione, Una rosa per Emily è sicuramente un buon modo per approcciarsi a Faulkner e per tuffarsi in un mondo ormai lontano e decadente, che pure continua caparbiamente a trascinarsi, opponendosi al passare del tempo, e che trova la sua incarnazione in eroine tanto tragiche quanto indomite. "Ora che il vento era calato, gli alberi erano fermi, incorporei e immobili come riflessi; aspettavano, pagani e indifferenti alle chiacchiere sull’immortalità, l’inverno e la morte. Lontano, lontano oltre la terra di ottobre un cane ululava, e il lungo suono morbido di un corno ondeggiò attorno a lei, colmando l’aria come un perturbamento di acque tranquille, poi fu assorbito di nuovo nel silenzio, lasciando il mondo oscuro immoto attorno a lei, muto e appena triste e bellissimo. Cacciatori di opossum, pensò, e mentre il suono moriva in lontananza si chiese se lo avesse udito veramente. Si chiese con vaga stolidità come avesse potuto mai prendersela per alcunché, come qualcosa potesse mai renderla diversa da com’era: calma e un po’ infelice. Si muoveva appena, ed era come se gli alberi mutassero lentamente fuori dall’oscurità e passassero sopra la sua testa, stendendo i rami più alti nelle acque stellate che si aprivano davanti a loro e si richiudevano quando erano passati, senza mai un’increspatura né un cambiamento. Lì, ai suoi piedi, c’era il laghetto: ombre, poi alberi ripetuti e immobili, ancora il cielo; e si sedette e fissò lo sguardo nell’acqua con una disperazione tranquilla e sensuosa. Il mondo era questo, sotto di lei e sopra la sua testa, eterno e vuoto e sconfinato. Il corno risuonò di nuovo tutt’attorno, nell’acqua e negli alberi e nel cielo; poi morì lentamente in lontananza, defluendo dal cielo e dagli alberi e dall’acqua nel suo corpo, lasciandole in bocca un caldo sapore salato. Improvvisamente si girò e sprofondò il viso fra le braccia esili, e sentì la terra aguzza che la colpiva attraverso i vestiti sulle cosce e il ventre e i piccoli seni sodi. L’ultima eco del corno scivolò incontaminata lontano da lei, giù per qualche liscia, smisurata collina di quiete autunnale, come il clamore di una disperazione lontana. Poi, quasi subito, svanì."




