7. Jan.
Rating:3

A stento 3 ⭐️ l'inizio è molto lento ed irritante: entrambi i protagonisti non hanno un vero motivo per odiarsi (diciamo che più che enemis, è hates to lovers questa storia). Inoltre ho poca sopportazione per chi la tira per le lunghe in storie in cui basta semplicemente parlare. Mi sta bene che in certe situazioni hai bisogno di tempo per poter parlare con una persona che ti sta a cuore, ma resta il fatto che quasi due anni di lavoro insieme è un po' troppo lungo come tempo per almeno non cercare di creare una situazione lavorativa decente per due persone. La parte dedicata al matrimonio è molto più interessante e divertente, dato che una famiglia così problematica mi fa intrattenuto tantissimo. Cioè stiamo parlando di una famiglia che ha un legame fortissimo e non tutte le famiglie ce l'hanno. Questa parte mi è piaciuta molto. La dinamica tra Aaron e Lina: niente di originale, dolci quando sono in spagna ma poco interessanti prima del loro avvicinarsi. è una storia carina, niente di più, non capisco lo spopolare di questa storia, visto che l'autrice ha un brutto problema con le ripetizioni. L'editore avrebbe dovuto tagliare qualche parte perché Lina troppe volte ripete le stesse identiche cose, e quando hai superato la metà e rileggi la parte sul mentire che hai letto dall'inizio del libro, è un po' troppo ridondante.

Facciamo finta che mi ami
Facciamo finta che mi amiby Elena ArmasNewton Compton Editori
7. März
Rating:3

Grazie al cielo, si è rivelata una lettura migliore di “The Love Hypothesis”. I difetti non mancano, ma almeno non mi ha fatto continuamente alzare gli occhi al cielo. Catalina Martín, un ingegnere e team leader in un’azienda newyorkese, potrebbe essere più che soddisfatta della sua vita se non fosse per l’imminente matrimonio di sua sorella. Il problema non è il matrimonio in sé, ma il fatto che il fratello, nonché testimone dello sposo, è anche il suo ex, che si presenterà con la sua fidanzata nuova zecca, mentre Lina è desolatamente single da anni. Ciò che la nostra teme più di tutto è passare per la “poverina” che non si è mai ripresa dalla rottura, arrivando addirittura a fuggire negli USA. Ecco perché, presa dal panico, ha annunciato che porterà con sé il fidanzato (di cui finora non aveva mai parlato con nessuno). Ha meno di un mese per trovare qualcuno che l’accompagni, ma per quanto la situazione situazione sia disperata, non ha minimamente l’intenzione di accettare l’aiuto di Aaron, collega di lavora sosia di Clark Kent, bello come un dio greco, con il corpo scolpito da anni di football. Insomma, lei e Aaron non fanno altro che punzecchiarsi da quando si sono conosciuti; come potrebbero passare per una coppia di innamorati? Che la farsa d’amore spagnola abbia inizio! Veniamo ai difetti: per essere un romance, è un po’ troppo lungo (quasi 500 pagine), perdendo la leggerezza che ci si aspetta con questo tipo di lettura. Seguiamo la storia dal pov di Lina, che risulta essere un po’ troppo ridondante, ripetendo, alla fine, sempre le stesse cose. Anche il suo rimanere sempre sulle sue con Aaron finisce per essere a tratti estenuante, ma possiamo anche concederlo, dato che è questa diffidenza (e le frecciatine che i due si scambiano) a tener su la storia. Arrivati alle scene spicy (dai, non spoilero nulla, dato che non penso ci siano dubbi su come andrà a finire), i nostri sono un po’ troppo verbosi e i dialoghi alquanto melensi, smorzando l’atmosfera. Il tocco drammatico delle ultime pagine non mi ha convinto più di tanto, per quanto sia tipica del genere la breve crisi che precede l’happy ending. Altra nota dolente per i miei gusti, e anche questa è ormai una consuetudine, è come viene trattato il tema della misoginia. Un esempio: a Lina, unica donna tra i team leader, viene affidato il compito di organizzare un Open Day. Già questo sarebbe bastato; non c’era bisogno di aggiungere un personaggio secondario che spiattellasse tutto il suo sessismo ai quattro venti, spiegandoci per filo e per segno che quel compito le era stato affidato in quanto donna, rendendo il tutto troppo esagerato e, di conseguenza, poco credibile. La misoginia con cui abbiamo a che fare ogni giorno è più subdola, magari nascosta dietro a dei complimenti (“voi donne siete indubbiamente più brave in queste cose!”); non c’è bisogno di esplicitare (a meno che non sia vero che il pubblico USA non capisce nulla a meno di spiegarglielo per filo e per segno). Tolto il sassolino dalla scarpa delle cose un po’ meh, veniamo ai punto di forza del libro: gran parte del tempo mi sono ritrovata a leggere con un sorriso da ebete stampato in faccia, il che è proprio l’obiettivo che questo genere di letture dovrebbe avere. Lina è una protagonista con cui la lettrice può facilmente identificarsi: cita film e serie tv, parla troppo o ha sempre un dolce in mano. Messa da parte la ridondanza a cui accennavo prima, lo slow burn non è male, anche se non mi sarebbe dispiaciuto che alcune situazioni fossero più approfondite (ad esempio il post asta: non sarebbe stato male se i due avessero poi avuto l’appuntamento che l’autrice ci aveva fatto prefigurare, invece delle solite paranoie di Lina). Infine, ringrazio la Armas per aver ripetuto allo sfinimento quanto Aaron fosse “grosso”, risparmiandoci però dettagli su quanto fosse grosso il suo “attrezzo”. In soldoni, lettura consigliata anche se sarebbe stato il caso di sfoltire diverse pagine. È appena uscito il secondo libro della serie, “Facciamo finta che non finirà”, con protagonista Rosie, la migliore amica di Lina, e suo cugino, il “selvaggio” Lucas.

Facciamo finta che mi ami
Facciamo finta che mi amiby Elena ArmasNewton Compton Editori