Diana Bishop è una strega, ma non può certo dirsi un'esperta di magia e stregoneria se non da un punto di vista puramente accademico. Sua madre, Rebecca, apparteneva al celebre e rispettato clan dei Bishop (Bridget Bishop fu la prima strega processata e condannata a morte a Salem) ed era famosa per le sue tante capacità; suo padre, Stephen, era un potente stregone. I due sono stati barbaramente uccisi quando Diana aveva solo sette anni, e la loro tragica fine ha sicuramente contribuito alla ritrosia della ragazza nei confronti della magia. La magia, però, non è del tutto assente dalla sua vita: è stata cresciuta da due streghe (sua zia Sarah e la sua compagna Emily) in un'antica dimora stregata popolata dai fantasmi degli antenati Bishop, una casa con il "vizio" di far sparire le cose per farle poi riapparire al momento del bisogno, in grado di creare stanze dal nulla all'arrivo di ospiti e con un bel caratterino che non manca mai di manifestare con porte che sbattono, finestre che si chiudono e cassetti in disordine. La stessa Diana talvolta utilizza la magia per piccole cose come una lavatrice in panne o altri problemi quotidiani. Persino il suo lavoro di storica riguarda la magia, o più precisamente i cambiamenti storici che hanno portato da un modo di guardare la realtà pervaso da superstizioni e leggende a quello che è oggi il pensiero scientifico. In vista di una conferenza che dovrà tenere entro un paio di mesi, Diana è a Oxford per consultare antichi testi alchemici, e si imbatte nell'Ashmole 782, un libro che si riteneva scomparso da tempo. Con sua grande sorpresa si rende conto che si tratta di un palinsesto, ossia le sue pagine sono state scritte, cancellate e riutilizzate. La storica però riesce ad intravedere il testo originale, sebbene sia perplessa dai tanti "errori" che rintraccia e che paiono tutt'altro che casuali, piuttosto voluti, forse messi lì per celare qualcosa che è meglio tener nascosto. A farle decidere di riconsegnare immediatamente l'Ashmole 782 senza approfondire la sua scoperta è la consapevolezza che qualcuno ha stregato il libro, ma l'incantesimo si è inspiegabilmente rotto quando ha poggiato le sue mani su di esso. Nonostante si sia rapidamente liberata del libro, Diana è comunque diventata il bersaglio di molte creature, streghe, stregoni, demoni e perfino vampiri, tutti interessati a scoprire cosa celi il libro e come Diana abbia fatto a spezzare l'incantesimo. Tra di loro, Matthew Claremont, un vampiro di 1500 anni, di cui si innamorerà perdutamente e che per lei sarà disposto a scatenare una vera e propria guerra tra le specie. La curiosità di leggere la "Trilogia delle Anime" nasce dalla buona accoglienza del recente show televisivo A Discovery of Witches, basato sul primo libro della serie e che vede protagonisti Matthew Goode e Teresa Palmer. Purtroppo, però, le aspettative, legate anche al curriculum della scrittrice (un'accademica, storica di scienza e medicina), sono state alquanto disilluse. Ci sono spunti interessanti, ma, ahimè, sono le parti meno approfondite, sacrificate per lasciar spazio ad una storia d'amore che ha davvero poco di coinvolgente e che si rifà a cliché visti e rivisti (gli amanti predestinati che devono lottare contro il mondo intero per difendere il loro amore), tanto che non credo di sbagliare affermando che siamo molto vicini ai vari Twilight o The Vampire's Diaries (non ho mai letto né una serie né l'altra, ma ho sempre immaginato che dovessero avere un sapore molto simile a quello trovato ne Il Libro della Vita e della Morte). Insomma, il solito urban fantasy con creature soprannaturali che non offre nulla di più di tanti altri, nonostante venga venduto come qualcosa dal piglio adulto ed erudito. Molto in sintesi, le idee da salvare si riducono a un libro avvolto dal mistero, creduto perduto da anni, e che potrebbe nascondere segreti per cui si è disposti ad uccidere e morire, alla possibile guerra tra streghe, stregoni, vampiri e demoni, al tema di una protagonista dai grandi poteri che deve però imparare a conoscere e gestire, ad alcune ambientazioni (Oxford, la casa stregata), e ai riferimenti ad alchimia e storia delle scienza. Sfortunatamente tutti questi aspetti rimangono poco più che accennati: abbiamo tra le mani un volume di oltre 750 pagine scritto da un'accademica; è lecito aspettarsi che proprio l'aspetto storico venga ben sviluppato, ed invece viene liquidato in qualche dotta citazione, come se l'autrice avesse paura di annoiare il suo lettore scendendo nei particolari. Non lesina le parole quando tratta invece l'improbabile corteggiamento tra i due protagonisti, fatto di cene, fiumi di vino (da scommettere che la Harkness sia un'appassionata), e... lezioni di yoga! Allo stesso modo, l'unica vera scena dell'intero libro in cui vediamo Diana usare con decisione i propri poteri è estremamente rapida, e quella che sembrava essere una temibile avversaria (un potenziale personaggio ricorrente, nemesi di Diana in quanto ex amante di Matthew) viene fatta fuori in pochissime pagine. In generale, tutte le scene d'azione si svolgono in pochissimo tempo, e abbiamo scontri che addirittura avvengono fuori scena e di cui viene riportato il solo esito. Anche l'addestramento di Diana è trattato in modo molto superficiale, con Matthew che cerca di trovare modi "divertenti" per insegnarle ad usare i suoi poteri; peccato che i due e tutti i lori cari siano in una situazione di estremo pericolo, il che richiederebbe un atteggiamento molto più pragmatico, senza dimenticare il fatto che, da che mondo è mondo, il tema dell'eroe o dell'eroina che impara a sviluppare le proprie capacità sia sempre stato uno dei pilastri portanti di ogni narrazione efficace. Nota dolente la caratterizzazione dei due protagonisti: Matthew è l'irresistibile vampiro, bello, affascinante, ma anche estremamente protettivo e feroce; piuttosto che soffermarsi più e più volte sul suo fascino, sarebbe stato il caso, ad esempio, di dargli una certa doppiezza (i suoi possibili secondi fini nell'avvicinare Diana vengono eliminati con più facilità di uno schioccare di dita); Diana, che ci viene ricordato spesso e volentieri quanto sia coraggiosa e volitiva, afferma la propria volontà e scende in campo personalmente per difendere Matthew nella solita unica scena da salvare del libro, ossia lo scontro con Juliette. Per il resto, si piega fin troppo facilmente al volere di Matthew. Sebbene sia comprensibile un atteggiamento autoritario da parte di qualcuno nato poco dopo la caduta dell'Impero Romano, così come il suo arrogarsi il diritto di scegliere per il bene della propria compagna, la remissività di Diana è in aperto contrasto con quella che viene fatta passare come sua caratterizzazione, e non si spiega neanche di fronte all'oggettività di una situazione in cui è in difficoltà, non sapendo come usare i propri poteri, e per cui deve appoggiarsi alla protezione da parte di qualcun altro. Tirando le somme, non è irritante un uomo che ritiene di dover sempre aprire la portiera dell'auto ad una signora, ma lo è una donna convinta che per affermare la propria indipendenza basti aprire quella portiera, lasciando poi che tutto il resto venga gestito dal lui di turno. E che dire di quella che dovrebbe essere la tensione erotica? Probabilmente ci sono Harmony molto più riusciti. A questo punto è davvero difficile decidere se proseguire o meno nella lettura degli altri due volumi: da una parte, superato lo scoglio dell'innamorato e dopo plurime dichiarazioni di eterno amore, è auspicabile che finalmente si venga al dunque, e che l'azione la faccia da padrona; dall'altra, il rischio che il tenore sia lo stesso del primo volume c'è, e il fatto che si tratti di tomi di oltre settecento pagine non aiuta, anche se bisogna ammettere che la lettura è comunque molto scorrevole, nonostante le tante digressioni della Harkness. Alla serie tv darò una possibilità, anche perché l'impressione complessiva che mi ha lasciato il libro è di un materiale grezzo da cui potrebbe essere tratto qualcosa di buono, se solo si approfondissero alcuni aspetti e se ne alleggerissero altri. Vedremo.
31. Jan.Jan 31, 2019
Il libro della vita e della morteby Deborah HarknessPiemme
