26. Nov.
Rating:5

 Un'epidemia di cecità sconvolge un intero paese, trasformandolo in poche settimane in un inferno. Noi assistiamo al progressivo abbrutimento della civilità con gli occhi dell'unica donna ancora dotata di vista ("la moglie del medico"), che si fa carico di uno sparuto gruppetto di persone unite un po' dal caso e un po' dalla necessità. Quello che colpisce subito è la mancanza di una qualsiasi forma di solidarietà o di empatia: a cominciare dallo stato, che ai primi segni del contagio si limita a rinchiudere i malcapitati come bestie, in condizioni di sopravvivenza precarie; ma negli stessi internati la patina di umanità si sgretola subito alle prime difficoltà: prevalgono la paura, l'utilitarismo e nel caso dei "ciechi malvagi" l'istinto di sopraffazione e la violenza brutale. E' un mondo nuovo, è come se la perdità della vista avesse privato ognuno della sua natura più intima di essere umano, tanto che in tutto il romanzo non verremo mai a conoscenza dei nomi dei protagonisti, definiti solo dalle loro caratteristiche superficiali e ormai anacronistiche ("il medico", "la ragazza dagli occhiali scuri" ecc...). Il gruppo su cui l'autore focalizza la nostra attenzione però compie un percorso di crescita e trasformazione nel corso del romanzo: dopo essere stati privati della dignità ed essere scesi al livello più infimo di esistenza reinventano se stessi, trovano un modo nuovo e forse migliore di essere uomini: una sorta di purificazione, simboleggiata proprio dalla pioggia salvifica alla fine del romanzo, che si chiude con un barlume di speranza. Il pessimismo antropologico dell'autore non è totale quindi, c'è sempre una possibilità di riscatto (anche se per arrivarci bisogna distruggere e ricostruire). Lo stile è molto particolare: niente nomi, niente punteggiatura, niente divisione in paragrafi o capitoli; enonostante la difficoltà apparente non sono rimasta mai disorientata, anzi proprio grazie a questo stile "fiume" la narrazione non perde mai mordente e non ci sono tempi morti. Non uso questa parola con leggerezza di solito ma credo che Cecità sia un piccolo capolavoro, uno di quei libri che ti restano dentro e che ridefiniscono almeno in parte la propria identità di lettori. 

Cecità
Cecitàby José Saramago