L'orso E L'usignolo
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Book Information
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Io non capisco i voti così alti per questo libro: non è brutto, ma credo che l'autrice si sia preso troppo tempo per narrare, io l'unica cosa che so sono le premesse che fornisce la sinossi, non si è mossa di nulla praticamente. Premetto, io l'ho letto in ebook, e nell'edizione italiana in fondo al libro c'è il glossario e questo può creare un po' di problemi perché facevo fatica a seguire la narrazzione (sopratutto perché molte nomi fanno parte della cultura medievale russa.
Primo volume della trilogia fantasy Winternight, L'Orso e L'Usignolo ci introduce in un mondo in cui le antiche tradizioni del folklore russo si scontrano, dopo anni di pacifica convivenza, con il credo cristiano, mettendo in pericolo la sopravvivenza stessa della popolazione della tundra, destinata a venir schiacciata dalla paura, una volta persi i suoi spiriti protettori. Vasja, figlia di un boiardo della Rus', non ha mai conosciuto sua madre, la bellissima Marina, morta dandola alla luce. Cosciente del fato che l'attendeva, la donna ha voluto la sua ultima figlia più di qualsiasi altra cosa perché in lei avrebbe rivissuto la madre, una misteriosa principessa che pur vestita di stracci era riuscita a conquistare il cuore del Gran Principe di Mosca. Di lei si diceva fosse una strega, e di fatti la piccola Vasilisa dimostra molto precocemente di essere diversa dalle altre bambine, più interessata a correre nella foresta che ai lavori di casa. Però ciò che la distingue davvero è la capacità di vedere gli spiriti che da sempre vivono nelle case, nelle stalle, nei fiumi o nei boschi, di cui si parla nelle favole (conosciute attraverso i racconti della vecchia balia Dunja), ma che per la piccola sono più che reali. Vasja impara a sue spese che certe cose è meglio tenerle per sé, soprattutto dopo l'arrivo in casa della matrigna Anna. La donna, proprio come Vasja, riesce a vedere gli spiriti, ma ai suoi occhi sono solo degli spaventosi demoni; terrore e fanatismo religioso si mescolano lasciandola costantemente in bilico tra ragione e follia, con la seconda che spesso prevale sulla prima. La situazione non può che precipitare ulteriormente quando il vecchio prete viene sostituto dal giovane Konstantin, uomo di raro bellezza e di grande ambizione, deciso a farsi amare dagli abitanti del villaggio attraverso la paura. Un popolo spaventato, infatti, è un popolo adorante che anela la salvezza, ed è disposto a tutto per sfuggire alla dannazione eterna, anche ad abbandonare le innocue tradizioni di tempo, non sapendo che in questo modo sta lentamente perdendo l'ultimo baluardo contro forze oscure che si annidano nell'ombra e che non aspettano altro che potersi nutrire del terrore degli uomini... Katherine Arden si prende tutto il tempo necessario per farci entrare nel mondo di Vasja: si parte da prima della sua nascita e la si vede crescere pian piano, fino a diventare una giovane donna indomita e piena di coraggio. La prima parte del libro può apparire lenta, ma la cadenza pacata contribuisce a delineare con dovizia di particolari sia i personaggi sia il contesto in cui si muovono, con i tanti riferimenti al folklore russo; verso la fine, il ritmo si fa forsennato, e gli eventi si susseguono drammaticamente. L'atmosfera che si respira è fuori dal tempo, e non solo per gli elementi soprannaturali; c'è poesia e un costante inno alla vita semplice in armonia con la natura e le sue creature. Alla stesso tempo, non mancano sfumature horror, e il senso di inquietudine per l'arrivo di una minaccia sconosciuta è palpabile. A emergere, però, è soprattutto il ritratto di una donna, ancora molto giovane ma estremamente determinata, che non ha paura di niente e nessuno, e proprio per questo è l'unica che può combattere contro chi di paura si nutre. È il femminile che si oppone al giogo maschile, che rivendica libertà e possibilità di scegliere per sé: Vasja è vista come una strega perché non si lascia dominare, affronta chi la vuole sottomettere a testa alta e senza timori, e agli occhi di un uomo non c'è peggior peccato di una donna che non si lascia soggiogare. "Per tutta la vita," esordì "mi è stato ordinato quando 'andare' e quando 'tornare'. Mi viene ordinato come devo vivere, e come devo morire. Devo essere la serva di un uomo e una giumenta per il suo piacere, oppure nascondermi dietro a delle mura e consegnare la mia carne a un dio freddo e silenzioso. Camminerei nelle fauci degli stessi inferi, se fosse la direzione che ho scelto di seguire. Preferirei morire domani nella foresta piuttosto che vivere per cento anni una vita che è stata scelta al posto mio."
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Io non capisco i voti così alti per questo libro: non è brutto, ma credo che l'autrice si sia preso troppo tempo per narrare, io l'unica cosa che so sono le premesse che fornisce la sinossi, non si è mossa di nulla praticamente. Premetto, io l'ho letto in ebook, e nell'edizione italiana in fondo al libro c'è il glossario e questo può creare un po' di problemi perché facevo fatica a seguire la narrazzione (sopratutto perché molte nomi fanno parte della cultura medievale russa.
Primo volume della trilogia fantasy Winternight, L'Orso e L'Usignolo ci introduce in un mondo in cui le antiche tradizioni del folklore russo si scontrano, dopo anni di pacifica convivenza, con il credo cristiano, mettendo in pericolo la sopravvivenza stessa della popolazione della tundra, destinata a venir schiacciata dalla paura, una volta persi i suoi spiriti protettori. Vasja, figlia di un boiardo della Rus', non ha mai conosciuto sua madre, la bellissima Marina, morta dandola alla luce. Cosciente del fato che l'attendeva, la donna ha voluto la sua ultima figlia più di qualsiasi altra cosa perché in lei avrebbe rivissuto la madre, una misteriosa principessa che pur vestita di stracci era riuscita a conquistare il cuore del Gran Principe di Mosca. Di lei si diceva fosse una strega, e di fatti la piccola Vasilisa dimostra molto precocemente di essere diversa dalle altre bambine, più interessata a correre nella foresta che ai lavori di casa. Però ciò che la distingue davvero è la capacità di vedere gli spiriti che da sempre vivono nelle case, nelle stalle, nei fiumi o nei boschi, di cui si parla nelle favole (conosciute attraverso i racconti della vecchia balia Dunja), ma che per la piccola sono più che reali. Vasja impara a sue spese che certe cose è meglio tenerle per sé, soprattutto dopo l'arrivo in casa della matrigna Anna. La donna, proprio come Vasja, riesce a vedere gli spiriti, ma ai suoi occhi sono solo degli spaventosi demoni; terrore e fanatismo religioso si mescolano lasciandola costantemente in bilico tra ragione e follia, con la seconda che spesso prevale sulla prima. La situazione non può che precipitare ulteriormente quando il vecchio prete viene sostituto dal giovane Konstantin, uomo di raro bellezza e di grande ambizione, deciso a farsi amare dagli abitanti del villaggio attraverso la paura. Un popolo spaventato, infatti, è un popolo adorante che anela la salvezza, ed è disposto a tutto per sfuggire alla dannazione eterna, anche ad abbandonare le innocue tradizioni di tempo, non sapendo che in questo modo sta lentamente perdendo l'ultimo baluardo contro forze oscure che si annidano nell'ombra e che non aspettano altro che potersi nutrire del terrore degli uomini... Katherine Arden si prende tutto il tempo necessario per farci entrare nel mondo di Vasja: si parte da prima della sua nascita e la si vede crescere pian piano, fino a diventare una giovane donna indomita e piena di coraggio. La prima parte del libro può apparire lenta, ma la cadenza pacata contribuisce a delineare con dovizia di particolari sia i personaggi sia il contesto in cui si muovono, con i tanti riferimenti al folklore russo; verso la fine, il ritmo si fa forsennato, e gli eventi si susseguono drammaticamente. L'atmosfera che si respira è fuori dal tempo, e non solo per gli elementi soprannaturali; c'è poesia e un costante inno alla vita semplice in armonia con la natura e le sue creature. Alla stesso tempo, non mancano sfumature horror, e il senso di inquietudine per l'arrivo di una minaccia sconosciuta è palpabile. A emergere, però, è soprattutto il ritratto di una donna, ancora molto giovane ma estremamente determinata, che non ha paura di niente e nessuno, e proprio per questo è l'unica che può combattere contro chi di paura si nutre. È il femminile che si oppone al giogo maschile, che rivendica libertà e possibilità di scegliere per sé: Vasja è vista come una strega perché non si lascia dominare, affronta chi la vuole sottomettere a testa alta e senza timori, e agli occhi di un uomo non c'è peggior peccato di una donna che non si lascia soggiogare. "Per tutta la vita," esordì "mi è stato ordinato quando 'andare' e quando 'tornare'. Mi viene ordinato come devo vivere, e come devo morire. Devo essere la serva di un uomo e una giumenta per il suo piacere, oppure nascondermi dietro a delle mura e consegnare la mia carne a un dio freddo e silenzioso. Camminerei nelle fauci degli stessi inferi, se fosse la direzione che ho scelto di seguire. Preferirei morire domani nella foresta piuttosto che vivere per cento anni una vita che è stata scelta al posto mio."





