Le sette morti di Evelyn Hardcastle
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Diciannove anni fa, Blackheat è stata teatro di un orribile omicidio, l’assassinio di un bambino di soli sette anni, Thomas Hardcastle. Da allora, la grande tenuta di campagna è stata abbandonata, ed è una sorpresa per tutti che gli Hardcastle decidano di organizzare proprio in quel luogo, così carico di dolorosi ricordi, la festa per il ritorno da Parigi di Evelyn Hardcastle. Gli invitati sono gli stessi presenti 19 anni prima, e anche la Morte pare non volersi perdere l’evento: la sera del ballo sarà anche l’ultima per Evelyn, sebbene quel fatidico giorno sia destinato a ripetersi più e più volte, fino a quando qualcuno non risolverà il mistero… Le sette morti di Evelyn Hardcastle unisce un’ambientazione da giallo della Golden Age (la villa di campagna inglese e gli anni ’20 del secolo scorso) all’elemento fantastico alla Groundhog Day: l’io narrante si trova a rivivere lo stesso giorno per otto volte, ma ad ogni suo risveglio è ospitato in un corpo diverso, conservando solo un pallido ricordo di se stesso e rischiando di essere sopraffatto dalla personalità dell’ospite. Se entro il ciclo delle otto reincarnazioni non risolve il mistero dell’assassinio di Evelyn Hardcastle, dovrà ricominciare da capo, senza avere però memoria di quanto accaduto in precedenza. Otto giorni e otto reincarnazioni, ma non necessariamente da vivere in maniera lineare: l’ospite non lascia definitivamente un corpo fino a quando non ha passato un’intero giorno (inteso come l’intervallo di tempo dal momento del risveglio del personaggio alla mezzanotte) in esso, a meno di non essere ucciso durante l’incarnazione. Quindi, se durante una reincarnazione si addormenta, si risveglia in una precedente reincarnazione di cui non ha completato la giornata e così via. A quanto pare, il ciclo si è già ripetuto tantissime volte, e il nostro pare destinato a ricadere sempre negli stessi errori, allontanandosi dalla soluzione. A complicare le cose, la presenza di rivali con lo stesso obiettivo, e tra loro c’è chi è disposto a tutto, anche a uccidere. Una lotta contro il tempo non solo per riappropriarsi della propria identità e della propria vita, ma anche contro chi sta uccidendo l’una dopo l’altra le reincarnazioni in modo da impedire al protagonista di arrivare alla soluzione dell’enigma. Riassumendo: un mistero da risolvere come in un romanzo dell’epoca d’oro della narrativa poliziesca anglosassone, un giorno destinato a ripetersi forse all’infinito e salti avanti e indietro nel tempo all’interno della medesima giornata, con un protagonista che si trova ad “interpretare” otto personaggi diversi, in cui potrebbe perdersi del tutto, non ricordando chi sia veramente; facile intuire come Le sette morti di Evelyn Hardcastle sia un romanzo in grado di tenere il lettore incollato alla pagina, non sapendo con chi avrà a che fare passando da un capitolo al successivo. L’idea di base, come viene intrecciata la trama, e il ritmo sempre sostenuto sono quindi sicuramente dei punti di forza del romanzo. Se ci si concentra solo sul mistero della morte di Evelyn (e, come ovvio immaginare, su quello dell’assassinio di Thomas), trovare la soluzione non è certo difficile; a questo va aggiunto che qualche passaggio non è del tutto ineccepibile, mancando quindi quella rigorosità che dovrebbe caratterizzare chi vuole rifarsi alla Golden Age. Non è questo, però, a far storcere il naso a fine lettura: una soluzione semplice si può scusare, ma il fatto che venga data una spiegazione fin troppo razionale a quanto sta accadendo (il perché il protagonista sia a Blackheat e quale sia lo scopo dell’indagine e delle reincarnazioni) priva tutta l’ambientazione di gran parte del suo fascino. A volte, un contesto che rimane fumoso è ben più accattivante di una contestualizzazione priva di qualsiasi poesia…
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Diciannove anni fa, Blackheat è stata teatro di un orribile omicidio, l’assassinio di un bambino di soli sette anni, Thomas Hardcastle. Da allora, la grande tenuta di campagna è stata abbandonata, ed è una sorpresa per tutti che gli Hardcastle decidano di organizzare proprio in quel luogo, così carico di dolorosi ricordi, la festa per il ritorno da Parigi di Evelyn Hardcastle. Gli invitati sono gli stessi presenti 19 anni prima, e anche la Morte pare non volersi perdere l’evento: la sera del ballo sarà anche l’ultima per Evelyn, sebbene quel fatidico giorno sia destinato a ripetersi più e più volte, fino a quando qualcuno non risolverà il mistero… Le sette morti di Evelyn Hardcastle unisce un’ambientazione da giallo della Golden Age (la villa di campagna inglese e gli anni ’20 del secolo scorso) all’elemento fantastico alla Groundhog Day: l’io narrante si trova a rivivere lo stesso giorno per otto volte, ma ad ogni suo risveglio è ospitato in un corpo diverso, conservando solo un pallido ricordo di se stesso e rischiando di essere sopraffatto dalla personalità dell’ospite. Se entro il ciclo delle otto reincarnazioni non risolve il mistero dell’assassinio di Evelyn Hardcastle, dovrà ricominciare da capo, senza avere però memoria di quanto accaduto in precedenza. Otto giorni e otto reincarnazioni, ma non necessariamente da vivere in maniera lineare: l’ospite non lascia definitivamente un corpo fino a quando non ha passato un’intero giorno (inteso come l’intervallo di tempo dal momento del risveglio del personaggio alla mezzanotte) in esso, a meno di non essere ucciso durante l’incarnazione. Quindi, se durante una reincarnazione si addormenta, si risveglia in una precedente reincarnazione di cui non ha completato la giornata e così via. A quanto pare, il ciclo si è già ripetuto tantissime volte, e il nostro pare destinato a ricadere sempre negli stessi errori, allontanandosi dalla soluzione. A complicare le cose, la presenza di rivali con lo stesso obiettivo, e tra loro c’è chi è disposto a tutto, anche a uccidere. Una lotta contro il tempo non solo per riappropriarsi della propria identità e della propria vita, ma anche contro chi sta uccidendo l’una dopo l’altra le reincarnazioni in modo da impedire al protagonista di arrivare alla soluzione dell’enigma. Riassumendo: un mistero da risolvere come in un romanzo dell’epoca d’oro della narrativa poliziesca anglosassone, un giorno destinato a ripetersi forse all’infinito e salti avanti e indietro nel tempo all’interno della medesima giornata, con un protagonista che si trova ad “interpretare” otto personaggi diversi, in cui potrebbe perdersi del tutto, non ricordando chi sia veramente; facile intuire come Le sette morti di Evelyn Hardcastle sia un romanzo in grado di tenere il lettore incollato alla pagina, non sapendo con chi avrà a che fare passando da un capitolo al successivo. L’idea di base, come viene intrecciata la trama, e il ritmo sempre sostenuto sono quindi sicuramente dei punti di forza del romanzo. Se ci si concentra solo sul mistero della morte di Evelyn (e, come ovvio immaginare, su quello dell’assassinio di Thomas), trovare la soluzione non è certo difficile; a questo va aggiunto che qualche passaggio non è del tutto ineccepibile, mancando quindi quella rigorosità che dovrebbe caratterizzare chi vuole rifarsi alla Golden Age. Non è questo, però, a far storcere il naso a fine lettura: una soluzione semplice si può scusare, ma il fatto che venga data una spiegazione fin troppo razionale a quanto sta accadendo (il perché il protagonista sia a Blackheat e quale sia lo scopo dell’indagine e delle reincarnazioni) priva tutta l’ambientazione di gran parte del suo fascino. A volte, un contesto che rimane fumoso è ben più accattivante di una contestualizzazione priva di qualsiasi poesia…




