Espiazione (Super ET)
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Un libro amatissimo, di cui ho sentito solo pareri entusiasti: con queste premesse la lettura si carica di troppe aspettative e di solito non è un bene, si rischia di rimanere delusi o peggio di sentirsi in dovere di farselo piacere. Confesso che inizialmente temevo fosse anche il mio caso, perchè la prima parte è lenta e ci si mette un po' ad entrare davvero nella storia. Lo stile non aiuta, perchè per quanto sia raffinato è anche ridondante e iper-descrittivo, quindi si crea il paradosso di una narrazione introspettiva, ma fredda. I ritmi mi ricordano quelli della Woolf, con quasi duecento pagine per descrivere una giornata. Superata questa lunga introduzione, però, ci troviamo davanti a un cambio drastico di tono e di temi: addio pacifica campagna inglese, spazzate via tutte le ipocrisie da benpensanti; è arrivata la seconda guerra mondiale e McEwan ce la descrive in maniera molto vivida e cruda, in reazione alla staticità precedente. Quando il mondo è in frantumi anche dei concetti apparentemente universali come colpa, innocenza e giustizia vanno reintepretati, senza più filtri o giustificazioni; siamo i soli giudici di noi stessi, vittime e allo stesso tempo carnefici: questo sembra essere il senso del romanzo. E invece no, perchè con un ultimo geniale colpo di coda l'epilogo ci spiazza e ci dimostra che un senso non c'è: è il crollo definitivo delle illusioni, una sconfitta tanto più amara perchè intrisa di rassegnazione.Solo arrivando alla fine si può capire davvero questo libro, ed è allora che si nota come la trama sia tessuta con cura, in un gioco di incastri in cui ogni pezzo risulta funzionale alla composizione del tutto.E' un romanzo profondo e a tratti sconcertante, che non può lasciare indifferenti.
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Un libro amatissimo, di cui ho sentito solo pareri entusiasti: con queste premesse la lettura si carica di troppe aspettative e di solito non è un bene, si rischia di rimanere delusi o peggio di sentirsi in dovere di farselo piacere. Confesso che inizialmente temevo fosse anche il mio caso, perchè la prima parte è lenta e ci si mette un po' ad entrare davvero nella storia. Lo stile non aiuta, perchè per quanto sia raffinato è anche ridondante e iper-descrittivo, quindi si crea il paradosso di una narrazione introspettiva, ma fredda. I ritmi mi ricordano quelli della Woolf, con quasi duecento pagine per descrivere una giornata. Superata questa lunga introduzione, però, ci troviamo davanti a un cambio drastico di tono e di temi: addio pacifica campagna inglese, spazzate via tutte le ipocrisie da benpensanti; è arrivata la seconda guerra mondiale e McEwan ce la descrive in maniera molto vivida e cruda, in reazione alla staticità precedente. Quando il mondo è in frantumi anche dei concetti apparentemente universali come colpa, innocenza e giustizia vanno reintepretati, senza più filtri o giustificazioni; siamo i soli giudici di noi stessi, vittime e allo stesso tempo carnefici: questo sembra essere il senso del romanzo. E invece no, perchè con un ultimo geniale colpo di coda l'epilogo ci spiazza e ci dimostra che un senso non c'è: è il crollo definitivo delle illusioni, una sconfitta tanto più amara perchè intrisa di rassegnazione.Solo arrivando alla fine si può capire davvero questo libro, ed è allora che si nota come la trama sia tessuta con cura, in un gioco di incastri in cui ogni pezzo risulta funzionale alla composizione del tutto.E' un romanzo profondo e a tratti sconcertante, che non può lasciare indifferenti.




